Intelligenza emotiva
Cosa si intende con l’espressione “Intelligenza Emotiva”?
L’intelligenza emotiva è la
capacità di identificare e monitorare le proprie sensazioni e quelle degli
altri e di utilizzare questa informazione per agire di conseguenza.
Salovey e Mayer (1990) furono i primi a parlare di
intelligenza emotiva, anche se Goleman nel 1995, rafforza questo concetto
rendendolo popolare e includendo alcune
caratteristiche che la definiscono. Nel suo celebre libro, parlando di IE
Goleman afferma “ è la capacità di motivare se stessi, di persistere nel
perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi
e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo evitando che
la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare”.
Per molto tempo
nella cultura sociale,soprattutto occidentale, è prevalso un pregiudizio
negativo nei confronti della vita emotiva, percepita come un fattore di
disturbo e di interferenza nei confronti
dei processi valutativi e decisionali. La
cultura dell’intelligenza emotiva afferma, invece, che emozioni e sentimenti
sono anche e soprattutto una risorsa. Secondo questa teoria le emozioni non hanno una valenza negativa o
positiva di per sé, ma è la loro gestione che può risultare positiva o
disfunzionale e deflagrante. Come è possibile incanalare l’emozione verso un
fine concreto e produttivo?
L’intelligenza emotiva si basa, su
cinque fattori chiave (Goleman,1996)
- Conoscere
le proprie emozioni
- Monitorare/maneggiare
le proprie emozioni
- Motivare
se stessi
- Riconoscere
le emozioni degli altri
- Gestire
le relazioni con gli altri
Conoscere le proprie
emozioni
questa abilità si traduce nel contatto con se
stessi, nell’essere in grado di connettersi al proprio mondo emotivo ed
identificare cosa accade.
L’autoconsapevolezza consente di compiere scelte
adeguate e di agire in modo funzionale e coerente per il benessere globale
della persona. Questa conoscenza comprende anche le nostre
intuizioni, preferenze e risorse.
Riconoscere il proprio vissuto è un buon modo per
coltivare la propria libertà, potersi fermare e dire “ok ,in questo momento
provo rabbia” consente prima di tutto di non agire spinti dall’impulso della rabbia e in
un secondo momento, di trovare un canale adatto e funzionale per esprimerla.
Monitorare/maneggiare le proprie
emozioni
E’ la capacità di gestire il flusso interno delle
emozioni. La capacità di tollerare emozioni intense e di bilanciarle per ripristinare
uno stato di benessere. Agire in modo impulsivo è una risposta inefficace
all’intensità delle emozioni che proviamo. Gestire le emozioni non vuol dire
negarle o reprimerle, ma conoscerle in modo da poterle “sopportare” e
incanalare in una direzione funzionale al nostro benessere.
Motivare se stessi
La motivazione è il motore interno che spinge a
mettere in atto comportamenti che consentono il raggiungimento dello scopo. La
capacità di motivare se stessi risiede anche nel restare in contatto con il flusso emotivo di
gioia e desiderio stimolati dall’idea di raggiungere l’obiettivo , restare nel
flusso aiuta l’individuo a non
concentrarsi soltanto sulle azioni ma a
connettersi alla propria spinta vitale,ai propri desideri,
all’alimentare un pensiero positivo e
ottimista. “La capacità di
entrare nello stato di “flusso” ci consente di ottenere prestazioni eccezionali
di qualsiasi tipo. Chi ha queste capacità tende a essere più produttivo ed
efficiente in qualunque ambito si applichi.” (Goleman, 1996)
Riconoscere le emozioni degli altri
La capacità empatica di connettersi al vissuto degli
altri. L’empatia è alla
base delle competenze relazionali e del nostro modo di stare al mondo e di incontrare l’alterità. La
sensibilità di riconoscere esigenze e sentimenti altrui, cogliendo i segnali
che arrivano dall’esterno. E’ la volontà di vagliare in modo aperto e
disponibile tutte le possibili soluzioni, di ascoltare attivamente e di
riflettere sulle reazioni e sulle idee degli altri.
Gestire le relazioni con gli altri
La capacità di stabilire relazioni sociali e di
connettersi ai bisogni e alle emozioni
degli altri. Per fare questo è necessario aver raggiunto una buona padronanza e
conoscenza di sé; la capacità di interagire positivamente con le persone, di
trattare con efficacia le interazioni, i conflitti, i problemi comunicativi e
relazionali con gli altri è di estrema importanza e
aumenta sensibilmente la competenza sociale e professionale. Gestire in
modo efficace le relazioni interpersonali può essere definita come “un’arte
raffinata delle relazioni” che richiede la maturità di altre due capacità
emozionali, l’autocontrollo e l’empatia”. (Goleman, 1996).
Come agiscono le persone che hanno
raggiunto un buon livello di intelligenza emotiva?
- Identificano
le proprie emozioni, anziché biasimare o etichettare gli altri e/o le
situazioni, assumendosi la responsabilità dei propri vissuti
- Sono in
grado di distinguere ciò che sentono da ciò che pensano
- Utilizzano
il mondo emotivo per compiere scelte nella direzione della propria
autorealizzazione e benessere
- Non
utilizzano barriere comunicative
- Riconoscono
e accettano il mondo emotivo degli altri
- Riescono
a prevenire o limitare gli effetti disfunzionali del “sequestro emotivo”
- Evitano
di attorniarsi di persone che rifiutano
o non rispettano i loro sentimenti.
IN CONCLUSIONE…
L’intelligenza
emotiva contribuisce a definire il
nostro benessere.
Non
possiamo infatti immaginare di poter vivere e relazionarci in modo
soddisfacente escludendo una parte di noi così importante. Per svilupparla è
necessario mantenere un’attenzione costante ai nostri vissuti e a quelli degli
altri.
Le abilità che costituiscono l’ IE sono
complementari ma differenti dall'intelligenza, ossia da quelle capacità rilevate dal Q.I., che rappresentano una
fotografia delle facoltà meramente cognitive. L’IE
è una miscela di motivazione, empatia, logica e autocontrollo.
Buon lavoro!
BIBLIOGRAFIA
D. Goleman Intelligenza
emotiva. Che cos'è e perché può renderci felici-Ed. BUR
D. Goleman, Focus. Come mantenersi concentrati nell'era della distrazione- Ed. Bur