Barriere alla comunicazione
“Ci
sono due modi di ascoltare: il primo consiste nell’impossessarsi dei discorsi
dell’altro per metterli al servizio delle proprie tesi e dei propri interessi;
il secondo consiste nel sentire l’altro, nel capire “da dove” parla,
nell’andare verso di lui. Il primo modo, sfortunatamente, è di gran lungo il
più diffuso. Si ascolta senza veramente sentire; così facendo, ci si protegge
dai cambiamenti che un reale ascolto comporterebbe” (Schwartz B,1995)
Una
buona comunicazione interpersonale, richiede numerosi sforzi. Richiede
l’impegno di chi è coinvolto nel processo comunicativo di monitorare
costantemente il proprio mondo per poter offrire un ascolto efficace.
Generalmente si confonde la dimensione dell’ascolto con la funzione del
sentire, trascurando una differenza fondamentale: ascoltare è un processo,
sentire è una funzione.
Va
da sé che all’interno di un processo di risonanze interne, il mondo emotivo e i
costrutti mentali di chi parla e di chi ascolta sono tanti e tali che, spesso, si
perde di vista l’importanza di comprendere l’altro partendo dal suo punto di
riferimento anziché dal nostro. Queste considerazioni possono riferirsi a
qualsiasi tipo di comunicazione in quanto, generalmente, non siamo allenati ad
apprendere una vera e propria pratica dell’ascolto.
Ascoltare
richiede energia e disciplina, in quanto ci riferiamo ad un processo attivo
e non passivo che richiede responsabilità e accoglienza.
L’ascolto
efficace riduce lo stress e le tensioni, in quanto ci permette di sviluppare
relazioni più chiare e autentiche.
Uno
dei rischi maggiori di un ascolto inefficace è quello di interpretare, ovvero
di cogliere qualcosa di simile a quanto viene detto e di filtrarlo attraverso i
nostri significati. La nostra fantasia, le nostre ideologie, il temperamento
rappresentano dei ”contesti personali” attraverso cui filtriamo ciò che arriva
dall’esterno e dai nostri interlocutori.
A
questo proposito, di particolare interesse sono le barriere comunicative
individuate da Thomas Gordon (1974), sono 12 modalità errate di comunicazione
che rallentano, inibiscono o bloccano il processo comunicativo, innescando
nell’interlocutore un senso di sfiducia. Spesso non siamo consapevoli di
utilizzare queste modalità, in particolare quando ci allontaniamo dalla realtà
esistenziale dell’altro, bloccando il processo di ascolto attivo e concentrando
la nostra attenzione sul nostro punto di vista e/o su ciò che giudichiamo
giusto o sbagliato, anziché restare in contatto con i bisogni, idee, emozioni
che l’altro esprime.
2.- Le 12 barriere di gordon
1) Dare ordini, comandare, esigere:
Es.:”
tu devi, bisogna che tu “questi messaggi comunicano all’altro che i suoi
sentimenti, emozioni, pensieri e comportamenti non sono adeguati e che chi
parla sa cosa sia bene o male per l’altra persona. In questo modo si crea una
relazione asimmetrica.
2) Minacciare, avvertire, mettere in guardia:
Es.:”
“Se non fai così…”, “ Se continui così..”. ”se ti ostini a non seguire i miei
consigli..” Sono messaggi simili a quelli precedenti, ma qui le conseguenze, se
non si ubbidisce, sono più esplicite. Questi messaggi, suscitano sentimenti di
ostilità, rabbia e ribellione, da una parte e dall’altra paura e sottomissione.
3) Moralizzare, rimproverare, fare la predica:
Es.:“
Non ci si comporta in questo modo..”, “Sarebbe opportuno…”, “Sei il solito
irresponsabile..”. ”lo dico per il tuo bene…” .
Questi
messaggi creano un obbligo imposto e sensi di colpa e costringono la persona a
sottostare al potere esercitato da idee e valori altrui. Questi messaggi sono
difficili da “contrastare” perché spesso “nascosti” da frasi manipolative (lo
faccio per te)
In ogni caso comunicano la mancanza di fiducia
nel senso di responsabilità e scelta dell’altro.
4) Offrire soluzioni, consigli:
“secondo
me la cosa migliore da fare è.” “ascolta il mio consiglio, ci sono passato
anch’io, vedrai che è la cosa migliore anche per te”.
Fornire soluzioni e consigli elaborati senza
tener conto dell’altro, blocca la comunicazione e in qualche modo invia un
messaggio di superiorità intellettuale ed emotiva.
5) Argomentare, redarguire:
“Sì,
però..”. ”no, non mi dire che…” Con una modalità un po’ diversa dalla
precedente, anche questi messaggi tendono a sollecitare misure difensive e
contro-argomentazioni da parte di chi ascolta.
6) Giudicare, criticare:
“
tu sei fondamentalmente egoista…”, “ Stai sbagliando tutto…”. Sono messaggi che
chiaramente creano una barriera alla comunicazione. La valutazione induce le
persone a nascondere i loro veri sentimenti e
questi messaggi insinuano una valutazione di incompetenza e povertà di giudizio e
interrompono la comunicazione.
7) Fare apprezzamenti, manifestare
compiacimento
In
che modo fare apprezzamenti può diventare una barriera?
“
Bravo questa si che è la scelta
migliore…”, “finalmente hai fatto la cosa giusta”
Questa
è una barriera difficile da individuare come tale, è sempre piacevole e
gratificante ricevere apprezzamenti. Allo stesso tempo il messaggio che inviamo
di “approvazione”, implicitamente contiene l’idea che altre scelte le avremmo
giudicate sbagliate o non adeguate.
Anche
se possono apparire come manifestazione di stima e fiducia, sono atteggiamenti “manipolatori”
e “paternalistici”.
8) Ridicolizzare, etichettare
“Ecco
sei il solito sbadato”,“ Ci risiamo”, “no, tu non parlare perché quando parli
tutti si addormentano”
Queste modalità sono ulteriori aspetti della valutazione
negativa e della critica. Sono i classici messaggi che svalutano la persona e
non solo il suo comportamento e che possono ferire profondamente.
9) Interpretare, diagnosticare
“penso
che in realtà tu non voglia dire questo…” “io so cosa stai cercando di dire
realmente”
L’atteggiamento
interpretativo consiste nell’attribuire un nostro significato alle parole
dell’interlocutore.
Si
traduce nel dare all’altro una spiegazione del suo problema e questo
atteggiamento è spesso sostenuto dall’idea di conoscere di più e meglio il
mondo di chi parla.
10) Rassicurare, consolare
“Non
avere paura.”, “ Vedrai, tutto si risolverà ..”, “ Su fatti coraggio, non
piangere”.
Apparentemente,
questi messaggi sembrerebbero di sostegno, in realtà sono una barriera perché
tendono a bloccare l’esperienza che l’altro sta vivendo. Se una persona è
triste e/o spaventata perché non dovrebbe piangere? A volte rassicurare e
consolare è più una esigenza legata all’incapacità di sostenere l’esperienza dell’altro
che non un reale tentativo di vicinanza emotiva. (non sopporto il dolore
dell’altro/a e lo rassicuro affinché smetta e anch’io possa sentirmi
sollevato/a)
11) Fare domande, investigare, indagare
Consiste
in una spiccata tendenza a sollecitare informazioni. Questo porta a spostare il
colloquio verso una direzione diversa da quella del nostro interlocutore.
Chi
riceve domande insistenti (“ma come mai?” ,”ma tu cosa stavi facendo?” ,”perché
eri lì”?) ha la sensazione di essere impegnato a rispondere a un
interrogatorio.
Nelle
relazioni quotidiane questi messaggi diventano una barriera alla comunicazione,
perché le persone indagate si sentono minacciate.
12) Distrarre, minimizzare
“Dai
parliamo piuttosto di cose serie, come va il lavoro?”, “ Non è poi così grave
quello che è successo, pensa a chi sta peggio di te”.
Messaggi
di questo tipo comunicano scarso interesse per il nostro interlocutore e per quello
che sta tentando di dirci, è una mancanza di attenzione alle priorità e ai
sentimenti dell’altro.
Ascoltare
vuol dire avere cura di un’altra persona ed essere disposti a mettersi in
gioco, vuol dire accettare di non avere tutte le risposte, il rispetto per la
verità dell’altro è un grande atto di apertura e accoglienza.
Non
è facile imparare ad ascoltare profondamente, soprattutto quando siamo centrati
sulle nostre esperienze passate, sui nostri
ricordi o pregiudizi o, ancora, su aspettative e convinzioni. Ogni volta
che sia pure senza accorgercene,
esprimiamo dei giudizi, il nostro interlocutore utilizzerà tutta la sua energia
per difendersi, giustificarsi e/o attaccare.
La
capacità di ascolto di ognuno di noi è strettamente connessa alla conoscenza
dei nostri bisogni e stati d’animo, quanto più siamo consapevoli di ciò che ci
accade tanto più saremo in grado di non proiettarlo sul nostro interlocutore e
di distinguere in modo chiaro e onesto il nostro vissuto per fare spazio al
vissuto dell’altro.
“La
coscienza empatica si fonda sulla consapevolezza che gli altri, come noi, sono
esseri unici e mortali.
Se
empatizziamo con un altro è perché riconosciamo la sua natura fragile e finita,
la sua vulnerabilità e la sua sola e unica vita”
Jeremy Rifkin, La civiltà
dell'empatia, 2010
Questa
immagine mostra l’ideogramma della parola ascolto in lingua cinese, mette in
risalto l’importanza di attivare più parti di sé per praticare un ascolto di
qualità, avere una connessione al proprio mondo emotivo per poter accogliere
quello di un’altra persona senza giudizio e/o pregiudizio.
BIBLIOGRAFIA
Thomas Gordon;Relazioni
efficaci. Come costruirle. Come non pregiudicarle- Ed. LA Meridiana
Marshall B. Rosenberg: Le parole sono finestre (oppure muri).
Introduzione alla comunicazione nonviolenta- Rd. Esserci