Counseling

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Carl Rogers e l’approccio centrato sulla persona

Carl Rogers, psicoterapeuta americano, intorno agli anni ’40 ha sviluppato una metodologia d’aiuto basata sul concetto di non direttività. La terapia centrata sul cliente (Rogers volutamente abbandona il termine paziente per sottolineare l’assoluta parità tra cliente e agevolatore) divenuta, in un secondo momento, “approccio centrato sulla persona”, parte dal presupposto che ogni individuo possiede la capacità di auto-comprendersi, migliorare e trovare soluzioni alle proprie difficoltà.
L’approccio centrato sulla persona si fonda sul valore predominante dell’esperienza di ogni essere umano e stimola ogni individuo ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte e dei propri vissuti. “Il vecchio concetto di “terapia centrata sul cliente” ha lasciato il posto” all’approccio centrato sulla persona”. leggi ancora

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Le Life Skills

“Abilità di comportamento positivo adattivo che permettono agli individui di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita quotidiana” [OMS, WHO 1993]

L’Oms definisce queste skills in risposta all’utilizzo sempre più diffuso di sostanze psicotrope (droghe, tabacco, alcool), soprattutto tra i giovani. I programmi di prevenzione e sostegno al disagio psicofisico, individuati negli anni ’70 e ’80 dai vari Stati, che prevedevano una massiccia informazione su comportamenti a rischio e relative conseguenze, pur essendo molto accurati e servendosi di potenti mezzi di informazione e diffusione, non avevano prodotto i risultati sperati. Questo fallimento delle strategie di prevenzione del disagio e della dipendenza da sostanze, ha portato l’OMS ad effettuare un cambiamento di rotta, puntando in modo decisivo sul potenziamento delle abilità individuali e sulla loro promozione in tutti gli ambiti deputati all’apprendimento, dalle scuole dell’infanzia fino all’università. Leggi ancora

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La cultura e il senso della supervisione nel counseling

Voglio utilizzare le due parole chiave contenute nel titolo del mio intervento: Cultura e Senso, riferite all’attività di supervisione nella relazione d’aiuto.
Leggendo le varie definizioni di cultura sono rimasta colpita da una in particolare, quella tratteggiata dalla Treccani, che definisce cultura “l’insieme delle cognizioni intellettuali acquisite attraverso lo studio e l’esperienza, unite ad un profondo e personale ripensamento che converta queste nozioni in elementi costitutivi della propria personalità, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo”. Il termine cultura si può declinare in molte sfumature, se penso alla supervisione professionale mi viene in mente un’accezione diversa, quella di cercare ciò che ancora non conosco, di riempire un vuoto di conoscenza, la immagino una parola declinata sul bisogno del professionista, consapevolmente incolto, di trovare risposte e sostegno. leggi ancora

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